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Il Piemonte è conosciuto per i suoi buoni vini, per il
tartufo, per i formaggi che ne conta ottanta varietà.
Piatto tipico, torinese e piemontese, è la “bagna calda” salsa
calda dove acciughe e aglio si cuociono in un mare di olio e
burro, sono poi immerse e insaporite le verdure, per poi
sgranocchiarle.
Il cardo gobbo di Nizza Monferrato
E' gobbo perché appare fisicamente curvato, quasi
accartocciato su se stesso. Oltre all'aspetto, possiede altre
esclusività, in primo luogo il colore: bianco panna, che sa
esprimere già alla vista un sentore di dolcezza e fragilità;
poi il croccante delicato, si spezza al contatto e subito si
scurisce. Infine al palato è deliziosamente dolce,
probabilmente l'unica specie di cardo che si può mangiare
anche crudo senza condimento.
Nizza è la città capoluogo della sua area produttiva, ma è
molto estesa la coltivazione anche nelle vicine Incisa
Scapaccino e Castelnuovo Belbo. Infatti i terreni sabbiosi di
origine alluvionale che costeggiano il fiume Belbo, insieme ad
un clima autunnale nebbioso e freddo, consentono la buona
crescita del cardo. Ma ci vogliono anche l'esperienza e le
cure assidue dei "cardaroli", che utilizzano solo il tipo
spadone. La semina avviene in primavera avanzata; nel corso
dell'estate le piantine vengono diradate, a fine settembre
vengono scalzate da un lato, coricate e progressivamente
coperte di terra. Questo procedimento, con la complicità delle
brume novembrine, provoca l'incurvamento e l'imbianchimento
del cardo, che giunge a completa maturazione soltanto quando
le prime gelate ne ammorbidiscono l'aspra fibrosità.
Il cardo gobbo trova il suo trionfo maggiore nella bagna cauda,
prestando inoltre le sue inconfondibili peculiarità per la
preparazione di tortini o flan in accompagnamento a fonduta,
oppure appena scottato nell'acqua salata e fornito come base
di fondute o di salse con l'acciuga.
La Nocciola piemontese
E' uno dei prodotti tipici piemontesi più conosciuti.
Il nocciolo è ritenuto uno dei vegetali più antichi. Cresce
spontaneo in molte zone e ama i terreni collinari. In
Piemonte, Cuneo, Asti e Alessandria sono centri rinomati per
questa coltivazione. Le aree dove i noccioleti costituiscono
una coltura specializzata sono l'Alta Langa, il Cebano, le
Langhe albesi e il Roero, in provincia di Cuneo. Nell'astigiano
si segnalano le colline lungo il fiume Belbo, Tiglione e il
Basso Bormida. L'Alto Bormida è la zona che interessa questa
coltura nell'Alessandrino. La celebre Tonda Gentile delle
Langhe è molto pregiata per la sua bella forma e la resa
elevata alla sgusciatura e alla tostatura, quindi per la
facilità con cui si pela il seme e per la finezza del suo
sapore e del suo aroma. Dal 1993 è protetta dalla
denominazione d'origine IGP (Indicazione Geografica Protetta)
ed è una delle più utilizzate nell'alta pasticceria di tutto
il mondo. La nocciola si utilizza in granella o in pasta per
fare cioccolato, creme, gelati e torroni.
Il peperone quadrato della Motta
La prima denominazione d'origine è stata "Peperone quadrato
d'Asti, rosso e giallo", ma è più giusto riconoscergli
l'originalità della Motta, una piccola fertilissima frazione
di Costigliole d'Asti.
Rossi e gialli, in prevalenza gialli con tracce di verde,
quadrati, robusti e anche pesanti, con polpa carnosa e
delicata, molto profumata.
La stagione di raccolta è centrata nel mese di luglio; per
assaggiarlo al meglio crudo è necessario aprirlo e spezzarlo
con le mani senza usare il coltello, nella maniera
tradizionale, accompagnato con un filo d'olio e magari
un'acciuga. Peperoni e coniglio è un classico, come anche
intinti nella bagnacauda, ma ancora più tipica astigiana è la
peperonata, misto di pomodori e peperoni cotti.
Si può conservare sott'aceto o meglio, dopo essere stato
scottato sulla griglia, dentro barattoli trattati a
bagnomaria.
L'asparago saraceno di Vinchio
Il nome è recente, creato per dare al paese un prodotto dal
nome esclusivo. Erano anni poco fruttuosi per il commercio del
vino (ora viceversa il paese produce, in particolare,
un'ottima barbera) e si volle tentare una nuova strada, senza
però rinunciare alle vigne: in mezzo ai filari, come nella
migliore tradizione contadina, qualcuno iniziò a piantare le
asparagiaie.
In pochi anni Vinchio ha sviluppato un ottimo prodotto
primaticcio (pronto a metà aprile) e assai gustoso. Carnoso,
verde scuro, gradevolissimo anche senza alcun accompagnamento
nel piatto.
"Saraceno" perché a Vinchio c'è una cresta di colline
coltivate a vite che si chiama "bricco dei saraceni": si dice
che durante alcuni scavi sia venuto alla luce qualche cadavere
armato di spade; la fantasia popolare lo attribuì ai mitici
pirati saraceni, che si spingevano anche all'interno durante
le loro scorrerie dal mare
Le Mele del Piemonte
La vendita attuale delle mele in Italia è ristretta a poche
varietà, ma secondo analisi proposte da Slowfood le tipologie
di mele presenti nella regione durante il secolo scorso erano
addirittura migliaia. Ancora sino a metà novecento erano
numerosi i tipi di mela consumati, ma pian piano hanno preso
il sopravvento le poche varietà provenienti dall’estero che
presentavano un aspetto migliore, non sempre corrispondente al
sapore.
Attualmente invece si sta cercando di recuperare queste
varietà antiche, ritenute
particolari per i loro diversi sapori e profumi e non
uniformate in uno standard definito.
Molte di esse hanno caratteristiche di grande resistenza (e
quindi utilizzabili nelle coltivazioni biologiche) e sono
ottime consumate anche dopo mesi dal distacco dalla pianta.
E’ stato pertanto creato da Slowfood questo presidio con il
supporto di aziende produttrici del settore.
Sono state fatte anche ricerche da parte della scuola
Malva-Arnaldi di Bibiana sulle diverse varietà. Emergono
quindi nomi antichi quali la "grigia di Torriana", con buccia
gialla rugosa, adatta ad essere cotta in forno, la "Runsè",
profumata di rose e molto saporita anche dopo mesi dal
distacco, la "Buras" della Val Varaita, simile alle mele
renette, la "Carla", una mela dalle piccole dimensioni
giallo-rosata, dal sapore molto dolce. Vi sono poi la
"Magnana" considerata "una delle più buone", che si conserva
per lungo tempo ed acquista pian piano sapore come la "Dominici",
la "Cavilla" originaria della Normandia, in due varietà
(Bianca e Rossa) ed infine la "Gamba Fina Piatta", dalla
buccia rossa e polpa bianca.
La ricerca e la diffusione di notizie su questa antiche
coltivazioni contribuisce al recupero di sapori e
caratteristiche che si stanno ormai perdendo; è proprio grazie
a studi come questi che elementi così importanti del passato
non spariscono in un mare di uniformità.
BAGNA CAUDA
RABATON
BRASATO AL BAROLO
CIPOLLINE DI IVREA
PANNA COTTA
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